Sardegna – Sine Limes 2: sospensione del bando e assenza di tutele. Fragili e caregiver familiari lasciati in silenzio e soli dalla burocrazia
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Ci sono tre tipi di silenzio: quello dignitoso di chi soffre, quello complice di chi si gira dall’altra parte e quello burocratico che calpesta i diritti. Questo spazio nasce per romperli tutti.
Il 31 luglio 2026 la Regione Sardegna ha pubblicato la Determinazione n. 1092, sospendendo per 120 giorni l’avviso pubblico Sine Limes 2 – annualità COD2026. Da un giorno all’altro, centinaia di famiglie che assistono anziani non autosufficienti e persone con disabilità grave si sono ritrovate dentro un incubo amministrativo che non hanno creato, ma che ora devono subire.
Il meccanismo del Sine Limes 2 è semplice solo sulla carta: per accedere al contributo, la famiglia deve prima assumere regolarmente l’assistente familiare — badante, OSS, educatore, infermiere — registrarlo all’INPS e anticipare stipendi e contributi. Solo dopo, la Regione rimborsa le spese sostenute.
Un sistema già oneroso, ma almeno chiaro.
Con il provvedimento di luglio, la Regione ha congelato l’efficacia degli articoli 9, 12.2 e 14.2, cioè proprio quelli che definiscono l’eleggibilità delle spese per il 2026.
Tradotto in parole semplici: i soldi che le famiglie stanno spendendo oggi, per contratti che la Regione stessa ha imposto, potrebbero non essere rimborsati.
La copertura economica ripartirà solo dalla futura — e incerta — riapertura del bando. I rimborsi previsti tra febbraio e maggio 2027 slitteranno. Di quanto? Nessuno lo sa.
Prima ti obbligano. Poi spariscono.
Non posso fermarmi alla parte tecnica, perché dietro la Determinazione n. 1092 ci sono i caregiver familiari.
Famiglie che vivono già un carico emotivo e fisico enorme. Famiglie che hanno seguito le regole, che hanno assunto regolarmente, che ogni mese pagano stipendi e contributi spesso rinunciando a tutto il resto. Famiglie che ora scoprono che la Regione ha cambiato le condizioni a gioco già iniziato.
La disabilità non va in vacanza. L’assistenza non si sospende per “esigenze organizzative o di modulistica”. Chi cura non può mettere in pausa il proprio impegno. E se la Regione non garantisce continuità, molte famiglie saranno costrette a licenziare.
Cosa Servirebbe
Nel nuovo bando deve essere inserita una clausola di salvaguardia retroattiva che copra integralmente le spese sostenute durante questi 120 giorni di sospensione forzata.
È inaccettabile che la regolarizzazione del lavoro domestico, un principio sacrosanto, venga trasformata in un’arma a doppio taglio contro i cittadini più fragili.
Bisogna denunciare. Bisogna pretendere risposte.
Mario Assanti
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