Voucher per piloti, che voleranno altrove, ancora zero euro per la L.R 12/2023 caregiver familiari. Le priorità della Sardegna.
I vuoti del nostro welfare sono colmati ogni giorno dal sacrificio invisibile dei caregiver familiari sardi. È una verità scomoda, che guida ogni scelta del bilancio regionale: sapere che ci sono i caregiver familiari permette alle istituzioni di non intervenire. Di rimandare, dirottare fondi, annunciare progetti alternativi e fare promesse che puntualmente svaniscono nel nulla.
Il 19 giugno 2026, l'Assessorato del Lavoro ha pubblicato la manifestazione di interesse per il Catalogo Formativo ASPAL ATPL: due milioni di euro in voucher per formare giovani piloti di linea. Una misura definita "sperimentale" che solleva enormi interrogativi. In un'isola che lotta quotidianamente per una continuità territoriale dignitosa e che non possiede compagnie aeree di linea locali, spendere soldi pubblici per formare piloti significa finanziare competenze destinate a emigrare. Questi futuri piloti saranno costretti a volare altrove per lavorare, mentre i caregiver familiari sardi non hanno nemmeno diritti di base.
Non serve il parere di chi difende queste scelte per partito preso: serve guardare in faccia la realtà. Esiste una distanza siderale tra i proclami politici e la quotidianità delle persone, una distanza che è facile ignorare solo per chi non vive queste difficoltà o ha i mezzi economici per non vederle.
I caregiver familiari sono decine di migliaia: persone che assistono ogni giorno un proprio caro non autosufficiente e che continuano ad aspettare. La Legge Regionale 12/2023 esiste solo sulla carta, mancano i soldi e le linee guida. Nel frattempo, le risorse pubbliche finiscono ovunque.
A questo si aggiunge la gestione del Fondo Nazionale Caregiver Familiari: oltre 4,9 milioni di euro destinati a chi assiste sono stati dirottati sul programma RaC Plus. È uno spostamento di fondi già denunciato e privo di qualsiasi motivazione, dato che quelle risorse erano vincolate per legge al sostegno diretto dei caregiver. Una vicenda già segnalata con esposti all'ONU, all'Unione Europea e alle istituzioni nazionali.
Il confronto è impietoso: 2 milioni per i voucher di pochi futuri piloti contro 4,9 milioni del Fondo Nazionale Caregiver sottratti alla loro destinazione e mai restituiti. Finanziare un progetto generico sulla disabilità non significa sostenere il caregiver familiare: sono due necessità diverse, e quei fondi erano determinati per legge. Usare le risorse di chi cura per altro significa continuare a scaricare il peso del welfare pubblico sulle spalle dei caregiver, rendendoli sempre più invisibili.
Il paradosso fa male: quei due milioni usati per i piloti sarebbero bastati per avviare l'attuazione della L.R. 12/2023. Non per risolvere ogni problema, ma per dare un segnale. Per dire ai caregiver sardi: "Vi vediamo, esistete, contate". Si è scelta un'altra strada, e questa scelta dice chiaramente quali vite siano ritenute degne di investimento e quali no.
Il lavoro di cura non fa audience e non porta voti facili. Eppure questa rete invisibile, fatta di notti insonni, rinunce e vite consumate, è l'unica cosa che evita il collasso sociale dell'isola.
La dignità di una società si misura da come sceglie di trattare chi non ha voce. Noi non dimentichiamo. La Sardegna ha bisogno di volare alto, ma non con gli slogan: deve farlo partendo da chi, ogni giorno e dal basso, la tiene in piedi.
Mario Assanti

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