Riforma Disabilità: Quando La Semplificazione Diventa Un Ostacolo All'accesso Ai Diritti
La riforma della disabilità (D.Lgs. 62/2024), che è partita in via sperimentale il 1° marzo 2026 in alcune province pilota, avrebbe dovuto segnare una svolta epocale con la digitalizzazione delle procedure, l'introduzione del "Certificato Unico" e l’avvio del Progetto di Vita personalizzato, superando il rigido e obsoleto criterio delle tabelle percentuali.
Ma i primi dati ufficiali analizzati dall'Osservatorio Previdenza della Cgil e ripresi dagli organi di stampa descrivono una realtà ben diversa e decisamente più allarmante. Il passaggio verso il nuovo sistema sta producendo un effetto paradosso: la burocrazia digitale si sta trasformando in un muro invisibile che allontana i cittadini più fragili dalle tutele fondamentali.
I dati raccolti nei territori della sperimentazione non lasciano spazio a interpretazioni trionfalistiche:
13,1% di domande di invalidità e inabilità previdenziale presentate;
12,9% di pratiche definite dagli uffici competenti;
-12,1% di domande accolte.
Questo drastico calo non è l'indicatore di un'improvvisa diminuzione delle patologie o del bisogno assistenziale, e nemmeno il successo di una campagna contro i "furbetti". Rappresenta, invece, un blocco d'accesso, in quanto le nuove procedure telematiche affidate ai medici certificatori e l'irrigidimento dei passaggi burocratici creano un vero e proprio imbuto che scoraggia la presentazione delle istanze e moltiplica i rigetti formali.
Se il trend registrato in questa prima fase dovesse essere confermato su scala nazionale quando la riforma entrerà a pieno regime, dal 1° gennaio 2027, l'impatto sul welfare italiano sarebbe devastante. Secondo le stime dell'Osservatorio, oltre 25 mila lavoratori affetti da patologie gravi, croniche o degenerative rischiano di rimanere esclusi dagli assegni ordinari di invalidità o dalle pensioni di inabilità previdenziale. Si tratta di una platea di persone che, a causa di barriere procedurali e malfunzionamenti informatici, vedrebbe compromesso il proprio diritto costituzionale al sostegno economico e sociale nel momento di massima vulnerabilità.
Il vero cuore filosofico della riforma è il Progetto di Vita personalizzato e partecipato: un concetto teoricamente inappuntabile che mira a valutare la persona nella sua interezza e nel suo contesto sociale, e non solo in base a un deficit biologico.
La denuncia sindacale e tecnica fa emergere il vero nodo strutturale: la carenza di risorse economiche stabili. Senza grandi investimenti vincolati per finanziare i servizi territoriali, i budget di salute e il personale necessario a redigere e attuare questi progetti, il rischio concreto è che la riforma rimanga una splendida scatola vuota, utile solo a ridurre la spesa previdenziale attraverso la contrazione delle domande accolte.
La semplificazione deve includere, non escludere. Digitalizzare i processi non significa semplicemente trasferire la burocrazia dalla carta allo schermo, aggravando il carico su medici e patronati, ma deve significare rendere l'accesso ai diritti più immediato e universale.
Il monitoraggio di questa fase transitoria dovrà spingere il legislatore e i ministeri competenti a correggere immediatamente la rotta, prima che il modello sia esteso a tutto il territorio nazionale. La tutela delle persone con disabilità e dei lavoratori fragili non può essere subordinata a logiche di bilancio o a sperimentazioni tecnologiche immature.
Mario Assanti

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