Nuovo DDL sul caregiver familiare. La convivenza non è un numero.

Testo DDL 
Fonte: Senato della Repubblica https://share.google/6TU7Itn0cfnIezzDu

Ho letto il Disegno di Legge sul caregiver familiare.

È un passo avanti, sì. Dopo anni di attesa, finalmente la figura del caregiver viene definita. Questo va riconosciuto.
Ma ci sono diversi aspetti che non convincono.

Il primo è il modo in cui viene misurato il carico di cura: le ore settimanali.
Capisco la logica. Una legge ha bisogno di criteri.
Ma la convivenza non è un monte ore.
Non è una fascia.
Non è un conteggio.
È una condizione continua.
So cosa significa riorganizzare la propria vita attorno alla fragilità.

E non serve spiegare tutto.
Non serve elencare ogni rinuncia.
Quando provi a spiegare troppo – per farti capire, per dimostrare che non stai esagerando – si rischia di sembrare costruiti. Come se si dovesse giustificare qualcosa.
E allora abbassi il tono. Dici che va bene così.
E nascondi la parte più fragile. La più vera.
Ma la convivenza cambia la vita in modo strutturale.

Non esiste un vero “stacco”.
Non esiste una pianificazione certa.
Non esiste una separazione netta tra lavoro, casa, cura.

Mettere sullo stesso piano chi presta assistenza per molte ore e chi vive dentro la cura ogni giorno rischia di non cogliere questa differenza.

Un altro punto critico riguarda il sostegno economico.

È un segnale importante. Ma legato a soglie ISEE molto precise. E l’ISEE, lo sappiamo, può fotografare una situazione che sulla carta sembra sostenibile e nella realtà non lo è.
Un immobile non produttivo può incidere.
Un patrimonio non liquido può pesare.
Ma non significa avere risorse disponibili.

C’è poi la questione previdenziale.
Chi convive spesso riduce o lascia il lavoro. Gli anni di cura diventano anni con meno contributi. È un dato concreto.
Se il riconoscimento si ferma al presente, senza considerare gli effetti nel tempo, il rischio è di spostare il problema in avanti.

E infine c’è il dopo.
Quando l’assistenza termina, il contributo si interrompe. È coerente con la misura.
Ma la vita non riparte da zero.
Restano interruzioni lavorative.
Restano contributi mancanti.
Resta una fatica accumulata che non si vede nelle tabelle.

Non scrivo questo per contrapposizione.
Scrivo per esperienza personale, associativa. Scrivo perché la convivenza non è un dettaglio tecnico.

È un’esperienza che modifica equilibri, lavoro, relazioni, prospettive. 

Il Disegno di Legge è un punto di partenza.
Ma se vogliamo davvero riconoscere la cura, dobbiamo avere il coraggio di guardarla per intero.

E la convivenza, chi la vive lo sa, non si misura in ore.
Mario Assanti 


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