Il Deserto del Sociale: Il Silenzio della Politica e il Grido dell'Anima

Il deserto del sociale

C'è un momento in cui la distanza tra chi decide e chi vive la realtà diventa un abisso incolmabile. È il momento in cui la politica smette di essere uno strumento di servizio e si trasforma in una struttura narcisistica, chiusa in se stessa, che parla un linguaggio tecnico per non dover ascoltare il pianto del reale. Quando il cittadino diventa un oggetto da usare o un numero.

1. Il Silenzio Istituzionale come Violenza Psicologica

In psicologia junghiana, il silenzio non è assenza di comunicazione, ma un messaggio potente. Quando ad esempio una legge viene approvata ma lasciata marcire senza fondi e linee guida,o viene scritta male, oppure, quando si tagliano i fondi sul sociale, lo Stato sta comunicando un rifiuto.

Questo silenzio è una forma di gaslighting istituzionale: ti dicono che hai un diritto, ma ti impediscono di esercitarlo. Questo vuoto non genera solo povertà materiale, ma un senso di smarrimento e svalutazione della propria dignità. Il cittadino smette di sentirsi tale e inizia a sentirsi un "carico", un numero che non quadra nei bilanci.

2. La Politica Lontana: Una "Persona" Senza Volto

La politica si è costruita una "Persona" (una maschera sociale) fatta di annunci e convegni, ma ha rimosso l'Ombra: la sofferenza vera dei caregiver, la solitudine dei malati, la frustrazione di chi lotta per un decreto che promette briciole sotto forma di oro.

Questa lontananza non è pigrizia, è una difesa psichica. Se la politica si avvicinasse davvero al sociale, dovrebbe accettare la propria vulnerabilità e ammettere che il sistema attuale è insostenibile senza il sacrificio gratuito degli invisibili.

3. Il Cittadino come Numero: La Politica che Disinveste dal Sociale

C'è una logica silenziosa ma devastante che governa le scelte politiche: quella della resa dei conti. Il sociale non produce PIL misurabile, non genera consenso immediato. Investire nei caregiver familiari, nei malati cronici, nelle famiglie che portano sulle spalle ciò che lo Stato non vuole sostenere, è considerato un costo, non un investimento.

Quando la politica guarda al sociale attraverso la lente del bilancio, il cittadino smette di essere una persona e diventa una voce di spesa. I tagli più silenziosi riguardano sempre le categorie meno visibili: chi non scende in piazza perché è esausto, chi è impegnato a sopravvivere.

In termini junghiani, la società riversa sul "carico sociale" ciò che non vuole riconoscere di sé: fragilità e malattia. Ma ciò che viene rimosso non scompare. Ritorna sotto forma di emergenza e solitudine. Disinvestire nel sociale dice chiaramente che alcune vite valgono meno.

4. La Dignità come Atto di Resistenza

Se il potere tace e si allontana, la nostra dignità non deve dipendere dal suo riconoscimento. Jung scriveva che "l'individuo è l'unica realtà". La nostra lotta per i decreti e per le leggi non è solo una richiesta di soldi, è la pretesa di esistere. Ogni volta che denunciamo l'assenza di linee guida o un fondo non finanziato, stiamo portando luce in un sistema cieco.

Riflessione

Non aspettare che la politica si "avvicini". È la nostra consapevolezza che deve occupare quegli spazi vuoti. La politica è lontana perché ha preferito chiudersi nei palazzi; riportiamola nelle strade, nelle case dei caregiver familiari, di ogni persona con disabilità, di ogni persona che vive in uno stato di indigenza. Riportiamola nelle case di chi vive una realtà cruda, di chi ogni giorno deve far quadrare i conti con la propria vita.

"Non sono ciò che mi è accaduto, sono ciò che ho scelto di diventare."
— C.G. Jung

E noi scegliamo di essere cittadini che non si arrendono al silenzio. Mentre i palazzi restano muti, in attesa di fondi che non arrivano e linee guida mai scritte, noi diventiamo il nostro stesso orientamento. Non siamo vittime del sistema, siamo la prova vivente che il sistema ha fallito. L'individuo che sceglie di non piegarsi è l'unica vera forza capace di cambiare la storia.

Mario Assanti

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