Il Nuovo Codice della Strada e le Implicazioni in Italia per la Salute Mentale e le altre Malattie




Un dibattito acceso quello sulle norme riguardanti al nuovo codice della strada e l'uso di sostanze psicotrope e le varie malattie, soprattutto quelle mentali. 

In particolar modo è come la legge affronta l'uso di terapie con sostanze, come la cannabis terapeutica, che viene paragonata alle dipendenze da sostanze illecite.

Questa interpretazione solleva la questione che in Italia da anni si parla sempre di meno di malattie mentali, oltre al fatto che gli investimenti sono sempre più scarsi sui servizi sociosanitari, sulle strutture come ad esempio i centri diurni. 

Dunque questa legge sembrerebbe sancire la fine dei disturbi e/o malattie mentali, già stigmatizzate, e questa tendenza continua con il nuovo codice della strada, che sembra negare la legittimità delle terapie per varie patologie.

Trattare i pazienti che utilizzano cannabis terapeutica come tossicodipendenti implica che chi soffre di determinate patologie, non merita un trattamento adeguato, ma sia in qualche modo un “colpevole” della società.

L'utilizzo della cannabis a fini terapeutici è stato legittimato poiché fornisce sollievo a pazienti anche con patologie gravi come ad esempio sclerosi multipla, cancro... 

Paragonare l'uso terapeutico della cannabis a quello della tossicodipendenza pare un grave passo indietro. La comunità medica riconosce i benefici della cannabis per alcuni pazienti, supportata da ricerche che evidenziano come il suo uso controllato possa alleviare il dolore e migliorare la qualità della vita. 

Ignorare tali prove non solo nega i progressi medici, ma emargina ulteriormente coloro che già affrontano enormi difficoltà quotidiane.

E non solo, con l'introduzione del nuovo codice della strada avranno conseguenze legali e sociali perché utilizzano queste sostanze a scopo terapeutico. L'uso terapeutico equiparato al consumo di droghe, genererà uno stigma sociale che può trasformarsi in emarginazione. 


Senza pensare alle altre implicazioni, come perdita di opportunità lavorative e vulnerabilità per un gruppo già stigmatizzato.

Questa confusione tra l'uso terapeutico e l'abuso di sostanze può risultare come un approccio punitivo, invece che educativo, etichettando ancora più le persone coinvolte. 

Il cambio di paradigma verso la de-stigmatizzazione dovrebbe diventare una priorità anche con lo sviluppo di politiche volte a favore dell'educazione e della sensibilizzazione sulla salute, fisica e mentale, assicurando un trattamento equo e dignitoso per tutti. 

Il nuovo codice della strada è un passo indietro nella lotta contro la stigmatizzazione delle malattie mentali e fisiche, e nel sostenere terapie alternative. E fino a quando la salute mentale non viene vista come un elemento essenziale del benessere umano verrà sempre criminalizzata. 

Solo attraverso il riconoscimento dei bisogni dei pazienti, anche quello dei loro caregiver familiari, sarà possibile sviluppare un sistema giuridico e sanitario più giusto e inclusivo.

Qualora non dovesse essere adeguata la normativa, si continuerà a discriminare e favorire un approccio disumanizzante che non migliora, anzi, peggiora la qualità della vita di chi affronta enormi sfide legate alla propria salute.
Mario Assanti 

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