Rapporto Caritas 2024 "Povertà in Italia" - Crisi Sardegna



Negli ultimi anni la povertà in Italia è diventata un fenomeno sempre più allarmante, raggiungendo livelli senza precedenti. Secondo l’Istat, nel 2023, il 9,8% della popolazione italiana si troverà in condizioni di povertà assoluta: ciò corrisponde a circa 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie. Innanzitutto va sottolineato che la povertà non è un evento sporadico, ma una condizione della società italiana che ha dimensioni profonde e complesse e tocca molteplici aspetti della vita quotidiana delle persone.

 Il numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale ammonta a 13,4 milioni. Sebbene questa cifra sia leggermente inferiore a quella del 2022, è ancora una cifra elevata che solleva interrogativi sulle misure politiche adottate finora. Oggi in Italia il numero delle famiglie povere delle regioni del Nord supera quello del Mezzogiorno e dell'insieme delle Isole. La percentuale di incidenza continua ad essere più marcata al Sud, anche se la distanza appare molto ristretta. 

In Italia, come afferma da anni la Caritas, più che nel resto d’Europa, le difficoltà economiche sembrano destinate a perpetuarsi di generazione in generazione.
Il Sud Italia rimane leader in termini di povertà ed esclusione sociale.
Esiste una stretta combinazione tra povertà economica e povertà educativa, il 67,3% degli aiutati ha al massimo il diploma di scuola secondaria di primo grado. E quasi una persona su quattro che riceve assistenza ha un lavoro. 
Le famiglie con minori sono le più numerose e rappresentano il 56,5% dei beneficiari. Inoltre, aumenta il disagio psicologico e psichiatrico di chi riceve assistenza: dal 2022 al 2023, il numero di persone che soffrono di depressione o malattie mentali è aumentato del 15,2% ed è aumentato il numero delle persone con più di 65 anni. Si tratta di 35.875 anziani in cura, rispetto ai 30.692 del 2022.

La povertà in Sardegna ha un'enorme importanza sociale ed economica, non è solo un problema occasionale.
I dati forniti dal 19° Rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale degli enti di beneficenza regionali dipingono un quadro desolante. Nonostante il lavoro e la determinazione delle politiche nazionali e regionali, la situazione non solo peggiora, ma addirittura peggiora: la cosiddetta soglia di povertà assoluta per la famiglia media sarda, padre, madre e un figlio, oscilla tra 1.475 e 1.586 euro al mese, a seconda del comune in cui risiedono. Con i salari che non aumentano e l’inflazione che erode il potere d’acquisto, questo reddito mensile è ormai un miraggio per molte famiglie.

Nel 2023 la onlus ha registrato 58.818 richieste di assistenza: un dato molto superiore a quello del 2022 e addirittura doppio rispetto ai dati pre-pandemia. Si tratta dei bisogni di cibo, beni di prima necessità, affitto e bollette, cioè quanto necessario per svolgere la vita quotidiana. Questa valutazione non può sfuggire alla preoccupazione: è chiaro che il sostegno caritativo è diventato una risorsa vitale per molti cittadini sardi. Le richieste di supporto possono solo essere confermate. In un contesto in cui il supporto istituzionale appare necessariamente incerto, i centri di ascolto, presenti in 35 comuni, riscontrano un malcontento sociale sempre crescente.

Nel 2023 gli aiuti sono stati concessi a 10.919 persone, ovvero il 14,3% in più rispetto all'anno precedente: un dato significativo, legato ovviamente all'aumento delle richieste, che parla anche del malessere che colpisce soprattutto gli italiani e che colpisce fortemente gli over 50 in Italia. 
In un mercato del lavoro già incerto, risanare la propria situazione economica si trasforma in un'impresa disumana. In Sardegna le cause della povertà sono da attribuire a diversi fattori tra loro correlati. Gli alti livelli di disoccupazione e la diffusione di fenomeni come la “povertà lavorativa” sono le due principali fonti di difficoltà. 

La popolazione assistita comprende infatti molti disoccupati; giovani in cerca di primo lavoro e adulti in cerca di lavoro o già disoccupati. 
Questa situazione indica una profonda crisi strutturale del lavoro in Sardegna, dove il lavoro precario è diventato la norma, così come la mancanza di molte opportunità di lavoro e la lotta disperata di molte persone per mantenere l’occupazione.
A differenza di molte crisi economiche, la povertà in Sardegna non è temporanea.

Tuttavia, le misure adottate finora sono spesso insufficienti o prive di un obiettivo chiaro. La mancanza di una strategia globale per combattere la povertà e la disoccupazione lascia molte famiglie sarde senza alcun sostegno materiale. 
Il rapido aumento del costo della vita e dei salari, che non tiene il passo con la crescente inflazione, aumenta la sensazione di incertezza non solo sul presente ma anche sul futuro.

La povertà in Sardegna dovrebbe rappresentare un definitivo campanello d’allarme per le istituzioni locali e nazionali. 
Senza misure concrete a sostegno delle famiglie sarde e senza assumersi la responsabilità di aumentare le opportunità lavorative, la povertà rischia di trasformarsi in una malattia cronica. Negli anni a venire sarà essenziale adottare un approccio legislativo per ridurre la povertà e la disoccupazione.
Mario Assanti 

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